domenica 10 luglio 2016
BOSCONERO Rocchetta+Rocchetta e ancora Rocchetta...
mercoledì 29 giugno 2016
BRAVI E NON BRAVI...
Bravi per me coloro che si adoperano con trapano e spit ad aprire vie su falesie o bastionate a più tiri, sia dal basso che dall'alto, poco cambia... è comunque un attività da carpentiere che piace fare anche a me. Bravi quelli che le liberano, e ancor di più chi le supera "on sight". Bravi perchè sviluppano sempre di più il terreno di gioco per un arrampicata sportiva in crescita. Meno bravi invece, quelli che con il trapano invadono pareti di cime vere e proprie siano esse sulle alpi o sulle dolomiti,con tante certezze e nessun limite, togliendo spazio all'avventura e a un alpinismo onesto fatto di rischi, di rinunce, di vera arrampicata libera, dove è ancora possibile sognare di tentare l'impossibile...

giovedì 12 maggio 2016
Campanile della Besausega...MI PIACE...
Ora
la parete era meno strapiombante, al di sopra dei nostri sguardi si
innalzava un muro giallo e compatto, segnato appena sopra la nostra
sosta da un’esile fessura chiusa ben presto da un rigonfiamento
roccioso, poi solo lisce placconate gialle. Dopo il superamento
abbastanza agevole della fessurina, ci trovammo su un tratto di
roccia di difficile chiodatura e la nostra arrampicata ora libera –
mista artificiale subì uno stop. Tutti i tentativi per avanzare e
piantare un buon chiodo sembravano vani, il tempo passava velocemente
e lo sconforto era sempre più forte tanto da pensare alla ritirata.
Dopo ripetuti tentativi, Ale provò a piantare un chiodo dentro ad un
buco all’apparenza cieco tanto che fino ad allora non l’aveva
nemmeno preso in considerazione e, sorpresa delle sorprese, il chiodo
entrò quasi del tutto. Ora l’entusiasmo era di nuovo buono perché
ora altri due metri erano stati vinti, perché ora si poteva osare
anche qualcosa di più! Oramai si era fatto tardo pomeriggio e dopo
un po’ di peripezie varie, il muro giallo era finalmente nostro e
da sotto della parete llio urlava entusiasta “L’è fatta l’è
fatta ora la via!”.
Era
tardi e in un giorno eravamo riusciti ad aprire solamente una
lunghezza di corda oltre a ripetere le altre due ma eravamo felici
perché ora c’era solo da attraversare verso destra senza apparenti
difficoltà sino al nostro desiderato virgolone di roccia grigia.
Era
domenica e il giorno successivo il lavoro incombeva puntuale quindi
ci calammo lasciando su le corde per una rapida risalita per la volta
successiva. Stanchi ma soddisfatti rientrammo in valle accompagnati
sempre dal nostro tutor.
10/10/2010
dopo un pessimo e umido bivacco trascorso sotto allo zoccolo del
Campanile e una risalita in jumar ci trovammo di buon mattino a
scalare ancora sulla roccia vergine sospesi nel vuoto sopra il boral
della Bezausega. Ora l’arrampicata era più fluida alternando passi
difficili a lunghezze di corda più scorrevoli, con a tratti roccia
un po’ friabile e a tratti lunghezze con croda come il marmo. Tutto
questo fino sopra la cima, dove verso sera forte suonammo la campana
a liberazione della nostra infinita gioia. Gioia di essere in vetta,
gioia di aver ripreso le orme di un mito come il Mass, gioia di esser
là con Ale, che ha saputo con l’abilità che lo contraddistingue
colmare il mio non ottimale stato di forma, gioia di esser là con
Ilio…perché, anche se non c’era fisicamente, per me quel sogno è
stato realizzabile anche per il suo impegno e la sua vicinanza, è
come se fossimo stati in tre in parete. Gioia di essere in un luogo
dove gli alpinisti si sentono tali, dove la discesa lunga e faticosa
può essere resa lieta dall’incontro di un amico con le birre in
mano, dove un forte abbraccio riesce a dire più delle parole, dove
il pensiero va alla memoria di quel formidabile alpinista di nome
Lorenzo Massarotto.
Lucio Faccin classe 1972 istruttore del CAI Montebelluna, alpinista da "vione", nel suo curriculum centinaia di ripetizioni su grandi pareti di cui: Diedro Casarotto e Casarotto De Donà sul Spiz di Lagunaz. Martini, Philip Flamm, Gunther Messner in Civetta. Martini,Strobel Navasa.KGF, in Bosconero. Ideale e Ezio Polo in Marmolada...e un infinità di altre...da ricordare El Cianton prima invernale sulla terza Torre di Sella... Spigolo Agner invernale...sabato 23 aprile 2016
SASSO DI CALEDA 1989 Via Diretta
Da bocie, pieni di sogni e assetati di avventura, nulla ci poteva fermare. Con Franco Benincà simpatico fortone sempre con la battuta in bocca mi avventurai sugli strapiombi gialli del Sasso di Càleda. Armati di chiodi corde e necessario per passare la notte aprimmo una via bivaccando per diletto sotto ad un enorme tetto che l'indomani ci impegnò per parecchie ore...

venerdì 26 febbraio 2016
LA VALLE DI SCHIEVENIN "turismo e prospettive per i valligiani"
La valle di
Schievenin è di nuovo sulle pagine dei giornali, ed ancora una volta
quello che traspare nei progetti e nelle migliorie possibili sono i
soldi.
Sembra che il comune di Quero –
Vas porti a casa o abbia già portato a casa con destinazione la
Valle di Schievenin, una cifra come 600 mila euro, qualcosa di più
o qualcosa di meno ha poca importanza. Quello che importa invece è
l’utilizzo di questi bei soldoni. Non si capisce mai bene se si
vuole il bene della valle e dei suoi abitanti o di persone terze.
Certamente il comune con il suo Sindaco e la sua giunta e tutti
quelli che hanno il “potere” per amministrare hanno l’ultima
parola, a loro spetta la decisione, ma altrettanto sicuramente,
chi frequenta la Valle, chi AMA la Valle davvero anche se esterno e
solo turista sporadico, in un paese democratico può dire la sua.
Sarebbe bello che si mirasse davvero al bene della frazione di
Schievenin, agevolando in primis i valligiani , piuttosto che pochi
intimi che nella Valle vedono solo il proprio profitto.
Penso che l’occasione di ricevere gratis soldi europei capiti di
rado a comuni montani come il comune di Quero, e penso che sia un
peccato sciuparli in progetti poco positivi sviluppando un’area
come le vecchie scuole elementari tra l’altro già recentemente
invano ristrutturate . Valuterei invece di potenziare comunque
qualsiasi attività lungo la strada principale, e dovendo proprio
pensare a camere per dormire, darei l’opportunità ai proprietari
delle case sempre lungo la strada o del Borgo ad esempio,
recuperando tra le stanze delle loro abitazioni delle camere da
adibire a bed and breakfast, offrendo così un modo per aprire
un’attività ristrutturando la propria casa, i soldi in questo
modo finirebbero giustamente nelle mani di chi la Valle la vive da
generazioni. Inoltre c’è da tener presente che a Schievenin
non c’è mai stato e difficilmente potrà esserci un turismo di
massa come in altri siti più remunerativi, bensì si tratta di una
frequentazione di un ristretto numero di arrampicatori che si
muovono in giornata e che, vista la chiusura della Speranza
eventualmente necessitano di un bar o perché no di una trattoria,
anche questa potrebbe e dovrebbe essere una valida prospettiva di
lavoro per i valligiani, ovviamente la struttura deve essere
visibile e soprattutto comoda in strada e con un parcheggio per
evitare la tentazione a tirare dritto con l’auto verso casa o ad
altri bar. Poi per quanto riguarda la carrozzabile c’è
sicuramente bisogno di posteggi per i giorni di maggior afflusso, ma
parlando di qualche domenica, non credo servano aree così grandi,
basta solo risistemare quelle già presenti per renderle più facili
alle manovre; trovo inoltre assurda l’idea di chiudere la
strada, sono convinto che con la chiusura definitiva della rotabile
più della metà dei frequentatori si dirigerebbero in altre valli,
scemando perciò l’idea di un" piccolo" sviluppo turistico. In tutto
questo parlare di soluzioni tra le varie cose dette ho sentito
anche un vociferare di eventuali finanziamenti per la
manutenzione della palestra di roccia….posso dire che in 30 anni
di Valle frequentata per arrampicare e per camminare, ho attrezzato
moltissime vie su roccia e contribuito a tenere puliti i sentieri che
son solito fare senza aver bisogno di un introito, a mie spese,
esattamente come lo hanno fatto e continuano a fare molti altri per
pura passione, e trovo sia corretto che continui così, senza che subentrino scopi di lucro, perché la
valle è sempre andata avanti con il volontariato ed ipotetici
sovvenzionamenti penso vadano dati comunque sempre ai locali.
lunedì 15 febbraio 2016
Alpi Feltrine 3.12.89 Torre Lucia via nuova
Aperta fuori stagione,in fretta e furia,rincorrendo un sogno che temevamo ci rubassero...
E' una via bella su roccia compatta e in una torre suggestiva.
L'apertura in inverno oltre alla fatica ci ha regalato momenti indimenticabili in un ambiente da favola fra i più belli delle Alpi Feltrine...
Roberto Calabretto di 56 anni è un sognatore
delle crode ancora in attività. Oltre a centinaia di
ripetizioni di vie classiche in tutto l'arco alpino,
conta una trentina di vie nuove, numerose invernali
e alcune solitarie prestigiose, di cui la via Paolo VI
in Tofana e la prima solitaria invernale della via del
pilastro grigio sul Mulàz.


E' una via bella su roccia compatta e in una torre suggestiva.
L'apertura in inverno oltre alla fatica ci ha regalato momenti indimenticabili in un ambiente da favola fra i più belli delle Alpi Feltrine...
Roberto Calabretto di 56 anni è un sognatore delle crode ancora in attività. Oltre a centinaia di
ripetizioni di vie classiche in tutto l'arco alpino,
conta una trentina di vie nuove, numerose invernali
e alcune solitarie prestigiose, di cui la via Paolo VIin Tofana e la prima solitaria invernale della via del
pilastro grigio sul Mulàz.


sabato 16 gennaio 2016
2001...Cima della Busazza prima invernale della "Cozzolino"
Per gli appassionati di alpinismo, le Dolomiti d'inverno diventano un magico terreno di gioco per soddisfare la propria sete d'avventura... le cime come d' incanto si trasformano, ammantate da una coltre bianca che le fa apparire più grandi e irraggiungibili. Ogni pendio e ogni canale sembrano infiniti, bisogna arrancare per ore sotto il peso di un enorme zaino per venirne a capo. Su camini e fessure, facili d'estate, si va su goffamente con gli scarponi, cercando di farsi strada fra un muro di neve, ogni appiglio va ripulito e le mani intirizzite richiedono frequenti pause. Il gelo prevale su ogni cosa e la luce intensa si fa velocemente obliqua costringendo ad affrettarsi per trovare un buon posto da bivacco...






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