domenica 1 marzo 2020

Fagianella: Top Gem


Il tetto è fuori moda, un po' snobbato, ma a me piace essere "bastian contrario". Mi ha sempre gratificato il gesto dell'arrampicata in tutte le sue forme: dai camini faticosi, ai diedri strapiombanti, dalle placche tecniche, ai strapiombi di continuita', dai boulder su pancioni e perchè no, ai tetti spettacolari. Naturalmente su qualcosa mi sento limitato, ma proprio su queste trovo lo stimolo per cercare di migliorare.
Top Gem è uno dei molti tetti della valle di Schievenin, rimasti per anni senza la "libera".   Qualche
 anno fa  avevo risolto i complicati movimenti, non riuscendo però, per uno sbaglio fatale in uscita, a chiuderla. Poi concentrandomi su altri progetti la via è finita sul "dimenticatoio". E' normale per me avere sempre un progetto da realizzare, sia esso una prima libera o una nuova ripetizione, e siccome odio fare chilometri o frequentare falesie affollate anche solo da un paio di cordate, Schievenin, per l'ennesima volta riesce a sorprendermi e stimolare con gioia la mia attività. Quest'inverno, dopo essere tornato sul tetto, con i mille dubbi dovuti ai miei acciacchi per fare dei gesti così troppo di forza, riesco a capire subito la sequenza e in un paio di tentativi a realizzarla.
E adesso naturalmente ho già in mente un'altro progetto, sempre in valle pò, se sà....







mercoledì 6 novembre 2019

SCHIEVENIN....dietro l'angolo...

Quest'estate, con il solito infaticabile e generoso Roberto, ci siamo dati da fare per risanare quella anonima e dimenticata parete strapiombante nascosta dietro l'angolo del Settore Gastronomico. Si tratta di un sito inaspettato, uno squarcio giallo della vecchia cava,  l'alter ego del settore, vista la caratteristica della falesia adatta più che altro ai principianti, con vie su rocce grige articolate e maniglioni da capogiro. Qui le linee fanno venire il torcicollo a chi fa sicuro da sotto, sono brevi ma dure, adatte sopratutto agli amanti della "pompa a tutta". Per chi non conosce questo piccolo gioiellino, dove è possibile arrampicare isolati, immersi nel silenzio e lontani dai raduni tanto in voga sui settori adiacenti alla strada, basta percorrere per una cinquantina di metri il sentiero che conduce alle "Placche alte" e uscire a destra in direzione dell'evidente muro giallo.



 
Da sinistra a destra:
Senza nome; 6b.  Modificato la partenza, singolo iniziale poi una passeggiata.
Sebastiano; 7a+.  Nuova via, boulder e ancora boulder, dedicata al nuovo arrivato in casa Lucio.
L'esplosione è imminente; 7c+/8a.  Enigma in partenza poi tanta pompa.
Movimento bipede; 7c+/8a.  Simile alla prec.,anche qua mettiamo l'8a per attirare qualcuno...
Watta infessurata; 7a. Una volta...si diceva VII+... me par dura a mi! Sabbia da ripulire.
Vai Laura; 6c. Ci siamo permessi di fare due scavi per dargli una direttiva sensata.
Classica; IV+. Fa parte del settore facile sul versante ovest. qualche chiodo e spuntone di sosta.
Buona arrampicata.........







sabato 19 ottobre 2019

Schievenin Placche Alte: "Onde che vui vae"

La realizzazione di una via lavorata può dare grandi soddisfazioni, sopratutto perché si raggiunge il limite delle proprie capacità mentali, fisiche e tecniche, anche se in realtà è di per se un'attività assurda, deleteria per la mente, specialmente quando non si riesce a venirne a capo in poco tempo. La giornata storta dove ogni movimento è impacciato e le dita si lamentano anche sulle tacche più grandi, una presa dimenticata sull'ultimo passaggio dopo aver domato un enigma di rugosità, una goccia d'appoggio che salta quando ormai sei fuori, i recuperi che la vecchiaia non ti permette più di saper gestire, la giornata umida, l'abbaglio del sole, il freddo, il caldo, insomma un calvario di situazioni che ti porta in uno stato di apatia in cui non stai godendo e ti chiedi se ha senso arrampicare così.
Penso che la vera arrampicata libera, e forse l'ho sempre pensato, sia muoversi nella roccia in armonia, muovendosi sciolti, con eleganza e senza patemi, cercando sì, le grandi difficoltà, ma riuscendo a domarle con un margine ampio che ti dia l'illusione di poterlo fare anche da slegato. La scalata "a vista", a mio parere, è il più bel modo di salire, è quella che rispecchia realmente le vere capacità di superare una difficoltà e il più delle volte mi gratifica di più un via difficile fatta con margine al primo giro, che un tiro straduro dopo molti su e giù. Mi capita spesso di vedere i nuovi boce seguire una strada a senso unico, riscaldandosi, arrampicando da cani su un 6a, per poi passare subito su  gradi alti, dimenticandosi ancor più cosa voglia dire muoversi sulla roccia e cercando disperatamente di realizzare solo un numero elevato scritto a fianco di un nome. 
Comunque sia, per  la bramosia di fare anch'io un gradetto tosto ogni tanto, con la corda dall'alto la primavera scorsa ho sporadicamente provato i passaggi di una nuova linea che sale fra due meraviglie come "Yoska" e "Il signore del male" sulle Placche Alte a Schievenin.  Nonostante un primo disagio  dettato dalla vicinanza delle due, a metà settembre l'ho attrezzata e quindi poi liberata.
"Onde che vui vae", sale usando delle prese in comune con le altre, ma rimanendo comunque indipendente grazie ad una traccia di spit che la obbligano ad una sequenza personale. Già all'inizio da filo da torcere con dei movimenti ampi che conducono ad un boulder su un monodito per poi concludere su delle tacchette ridicole e a dei movimenti di piede molto aleatori. La bellezza e la varietà dei passaggi, secondo me, la elevano a  una delle meritevoli delle Placche Alte. Il nome della via è già scritto.... mentre per il numero che sarà più o meno come le altre....aspettiamo i boce che avranno voglia di consumarsi le unghie. Un grazie a Robi e Gae...









sabato 24 agosto 2019

MULAZ: Magic Line per Sofia





Il primo tiro è una mazzata per gli avambracci: si sale una breve fessura sbuffando come una motrice a vapore, fino ad agguantare una maniglia sopra il tetto. L'uscita è tutta un programma, bisogna allungarsi tenendo un verticale svaso fino a prendere un' "orecchietta", che si tiene a fatica con le mani ancora fredde , alzare i piedi in aderenza e afferrare un buco che conduce sulla bella placca lavorata che finalmente permette di tirare il fiato.
La seconda lunghezza è una passeggiata, conduce sotto allo splendido muro nero del terzo tiro, che si supera obliquando a sinistra sotto uno strapiombo, su roccia stratosferica con dei buconi che lasciano respirare e godere l'arrampicata.
Il quarto tiro è il tratto chiave della salita, ci si addentra nello strapiombo con un breve traverso, si passano tre chiodi, che uniti dovrebbero salvare la pelle, prima di superare la pancia,  si deve tenere un bel verticale di sinistro e allungarsi su uno "svasetto" dove bisogna velocemente rinviare altri due chiodini da brivido, quindi si opposiziona dall'altra parte, avendo l'avvertenza di anticipare con i piedi, per arrivare belli lunghi su un "mammellone" e poi ad una buona presa. A questo punto occorre  recuperare bene prima di una placca con un passo veramente obbligatorio: ci sono due chiodi buoni all'inizio e due precari al termine del passaggio. Bidito di destro, "rugosità" di sinistro e lancio su tacca da due centimetri: attenti al volo!!
Il diedro successivo conduce sul più bel tiro della via, un paio di friends sono sufficienti per arrivare in sosta.
Poi finalmente la manna dal cielo con un tiro che si lascia arrampicare nonostante le apparenze: breve obliquo per entrare nella placca grigia, un pancia su tacche minuscole, uno sbilanciamento su bidito, buconi, rovescioni, e spallata finale, il tutto condito da protezioni sicure....











lunedì 15 luglio 2019

TERRA DEL VELENO: PATRIMONIO DEL UNESCO



Tanto per non parlare delle solite montagne... dell'aria pulita, dei paesaggi lindi e incontaminati, dell'illusione che tutto va bene che bisogna divertirsi e essere positivi... Qui, vicino al paradiso, le cose hanno raggiunto una dimensione in cui il ridicolo prevarica ogni ragione. Interi territori sono stati sbranati dalla coltivazione intensiva: i vigneti si abbarbicano fin dentro le camere da letto e i bambini giocano sotto grovigli di grappoli con il benestare dell'ignoranza assoluta.. Collinette che un tempo vivevano in equilibro, alternando i filari, a boschetti,  prati verdi e coltivazioni di altro tipo, sono diventate un orrendo ammasso di veleno. Qualcuno ci trova anche della poesia e canta lodi alla geometria dell'assurdo. Chi non coltiva e non vive una realtà narcotizzata dal portafoglio gonfiato fino all'eccesso, sopporta la realtà di un odore intenso, chimico, degli occhi che lacrimano, delle narici che prudono e della gola che brucia. Con la canicola diventano carcerati,  sbarrano le finestre e soffrono un'afa che rimane comunque maleodorante. Il sentore di chi si ammala é nell'aria, ma tutto viene banalizzato, nascosto da un'omertà che nulla ha da invidiare alla mafia più radicale. Fra qualche anno, come in altre storie della bella Italia, ne vedremmo delle belle: ci saranno i morti!!
PATRIMONIO DEL UNESCO: 😂😅