mercoledì 29 giugno 2016

BRAVI E NON BRAVI...


 Bravi  per me coloro che si adoperano con trapano e spit ad aprire vie su falesie o bastionate a più tiri, sia dal basso che dall'alto,  poco cambia... è comunque un attività da carpentiere che piace fare anche a me. Bravi quelli che le liberano, e ancor di più chi le  supera "on sight". Bravi perchè sviluppano sempre di più il terreno di gioco per un arrampicata sportiva  in crescita. Meno bravi invece,  quelli che con il trapano invadono pareti di cime vere e proprie siano esse sulle alpi o sulle dolomiti,con tante certezze e nessun limite, togliendo spazio all'avventura e a un alpinismo onesto fatto di rischi, di rinunce, di vera arrampicata libera, dove è ancora possibile sognare di tentare l'impossibile...


giovedì 12 maggio 2016

Campanile della Besausega...MI PIACE...


....Ben presto ci trovammo a scalare e dopo un primo tiro eravamo sotto l’enorme strapiombo, più in basso Ilio appoggiato con la schiena ad un masso ci osservava con al suo fianco il binocolo per dirigerci come un vero maestro d’orchestra. Lo stupore nel guardare in su era palpabile, il grosso ammasso roccioso sopra alle nostre teste era fortemente gitante e friabile, l’unica cosa che poteva incoraggiarci un po’ era una corda fina e secca passata dentro a chiodi che il buon Mass aveva infisso per la progressione in artificiale, forse l’aveva lasciata per facilitarne la risalita per i suoi successivi tentativi. Nonostante la corda e le numerose protezioni, il tiro risultò mostruoso per impegno e arditezza e Ale ne arrivò a capo con notevole fatica e abilità nonostante i quattro chiodi che gli rimasero in mano. Nel percorrere quel tiro non potei non constatare la certosina chiodatura fatta di chiodi di varia misura, di cordini e dadi incastrati e legati tra loro, il tutto molto, ma molto, aleatorio…..bravo Ale! Non con pochi patemi raggiunsi il mio compagno di cordata, lì ad aspettarmi, oltre a lui, c’era un po’ di materiale che il Mass aveva lasciato di proposito e in quel momento sentii una stretta al cuore.
Ora la parete era meno strapiombante, al di sopra dei nostri sguardi si innalzava un muro giallo e compatto, segnato appena sopra la nostra sosta da un’esile fessura chiusa ben presto da un rigonfiamento roccioso, poi solo lisce placconate gialle. Dopo il superamento abbastanza agevole della fessurina, ci trovammo su un tratto di roccia di difficile chiodatura e la nostra arrampicata ora libera – mista artificiale subì uno stop. Tutti i tentativi per avanzare e piantare un buon chiodo sembravano vani, il tempo passava velocemente e lo sconforto era sempre più forte tanto da pensare alla ritirata. Dopo ripetuti tentativi, Ale provò a piantare un chiodo dentro ad un buco all’apparenza cieco tanto che fino ad allora non l’aveva nemmeno preso in considerazione e, sorpresa delle sorprese, il chiodo entrò quasi del tutto. Ora l’entusiasmo era di nuovo buono perché ora altri due metri erano stati vinti, perché ora si poteva osare anche qualcosa di più! Oramai si era fatto tardo pomeriggio e dopo un po’ di peripezie varie, il muro giallo era finalmente nostro e da sotto della parete llio urlava entusiasta “L’è fatta l’è fatta ora la via!”.
Era tardi e in un giorno eravamo riusciti ad aprire solamente una lunghezza di corda oltre a ripetere le altre due ma eravamo felici perché ora c’era solo da attraversare verso destra senza apparenti difficoltà sino al nostro desiderato virgolone di roccia grigia.
Era domenica e il giorno successivo il lavoro incombeva puntuale quindi ci calammo lasciando su le corde per una rapida risalita per la volta successiva. Stanchi ma soddisfatti rientrammo in valle accompagnati sempre dal nostro tutor.
10/10/2010 dopo un pessimo e umido bivacco trascorso sotto allo zoccolo del Campanile e una risalita in jumar ci trovammo di buon mattino a scalare ancora sulla roccia vergine sospesi nel vuoto sopra il boral della Bezausega. Ora l’arrampicata era più fluida alternando passi difficili a lunghezze di corda più scorrevoli, con a tratti roccia un po’ friabile e a tratti lunghezze con croda come il marmo. Tutto questo fino sopra la cima, dove verso sera forte suonammo la campana a liberazione della nostra infinita gioia. Gioia di essere in vetta, gioia di aver ripreso le orme di un mito come il Mass, gioia di esser là con Ale, che ha saputo con l’abilità che lo contraddistingue colmare il mio non ottimale stato di forma, gioia di esser là con Ilio…perché, anche se non c’era fisicamente, per me quel sogno è stato realizzabile anche per il suo impegno e la sua vicinanza, è come se fossimo stati in tre in parete. Gioia di essere in un luogo dove gli alpinisti si sentono tali, dove la discesa lunga e faticosa può essere resa lieta dall’incontro di un amico con le birre in mano, dove un forte abbraccio riesce a dire più delle parole, dove il pensiero va alla memoria di quel formidabile alpinista di nome Lorenzo Massarotto.

Lucio Faccin classe 1972 istruttore del CAI Montebelluna, alpinista da "vione", nel suo curriculum centinaia di ripetizioni su  grandi pareti di cui: Diedro Casarotto e Casarotto De Donà sul Spiz di Lagunaz. Martini, Philip Flamm, Gunther Messner in Civetta. Martini,Strobel Navasa.KGF, in Bosconero. Ideale e Ezio Polo in Marmolada...e un infinità di altre...da ricordare El Cianton prima invernale sulla terza Torre di Sella... Spigolo Agner invernale...




sabato 23 aprile 2016

SASSO DI CALEDA 1989 Via Diretta

Da bocie, pieni di sogni e assetati di avventura, nulla ci poteva fermare. Con Franco Benincà simpatico fortone sempre con la battuta in bocca mi avventurai sugli strapiombi gialli del Sasso di Càleda. Armati di chiodi corde e necessario per passare la notte aprimmo una via  bivaccando per diletto sotto ad un enorme tetto che l'indomani ci impegnò per parecchie ore...                                                                                                                                                                                                                                
                                                               




venerdì 26 febbraio 2016

LA VALLE DI SCHIEVENIN "turismo e prospettive per i valligiani"

La valle di Schievenin è di nuovo sulle pagine dei giornali, ed ancora una volta quello che traspare nei progetti e nelle migliorie possibili sono i soldi. Sembra che il comune di Quero – Vas porti a casa o abbia già portato a casa con destinazione la Valle di Schievenin, una cifra come 600 mila euro, qualcosa di più o qualcosa di meno ha poca importanza. Quello che importa invece è l’utilizzo di questi bei soldoni. Non si capisce mai bene se si vuole il bene della valle e dei suoi abitanti o di persone terze. Certamente il comune con il suo Sindaco e la sua giunta e tutti quelli che hanno il “potere” per amministrare hanno l’ultima parola, a loro spetta la decisione, ma altrettanto sicuramente, chi frequenta la Valle, chi AMA la Valle davvero anche se esterno e solo turista sporadico, in un paese democratico può dire la sua. Sarebbe bello che si mirasse davvero al bene della frazione di Schievenin, agevolando in primis i valligiani , piuttosto che pochi intimi che nella Valle vedono solo il proprio profitto. Penso che l’occasione di ricevere gratis soldi europei capiti di rado a comuni montani come il comune di Quero, e penso che sia un peccato sciuparli in progetti poco positivi sviluppando un’area come le vecchie scuole elementari tra l’altro già recentemente invano ristrutturate . Valuterei invece di potenziare comunque qualsiasi attività lungo la strada principale, e dovendo proprio pensare a camere per dormire, darei l’opportunità ai proprietari delle case sempre lungo la strada o del Borgo ad esempio, recuperando tra le stanze delle loro abitazioni delle camere da adibire a bed and breakfast, offrendo così un modo per aprire un’attività ristrutturando la propria casa, i soldi in questo modo finirebbero giustamente nelle mani di chi la Valle la vive da generazioni. Inoltre c’è da tener presente che a Schievenin non c’è mai stato e difficilmente potrà esserci un turismo di massa come in altri siti più remunerativi, bensì si tratta di una frequentazione di un ristretto numero di arrampicatori che si muovono in giornata e che, vista la chiusura della Speranza eventualmente necessitano di un bar o perché no di una trattoria, anche questa potrebbe e dovrebbe essere una valida prospettiva di lavoro per i valligiani, ovviamente la struttura deve essere visibile e soprattutto comoda in strada e con un parcheggio per evitare la tentazione a tirare dritto con l’auto verso casa o ad altri bar. Poi per quanto riguarda la carrozzabile c’è sicuramente bisogno di posteggi per i giorni di maggior afflusso, ma parlando di qualche domenica, non credo servano aree così grandi, basta solo risistemare quelle già presenti per renderle più facili alle manovre; trovo inoltre assurda l’idea di chiudere la strada, sono convinto che con la chiusura definitiva della rotabile più della metà dei frequentatori si dirigerebbero in altre valli, scemando perciò l’idea di un" piccolo" sviluppo turistico. In tutto questo parlare di soluzioni tra le varie cose dette ho sentito anche un vociferare di eventuali finanziamenti per la manutenzione della palestra di roccia….posso dire che in 30 anni di Valle frequentata per arrampicare e per camminare, ho attrezzato moltissime vie su roccia e contribuito a tenere puliti i sentieri che son solito fare senza aver bisogno di un introito, a mie spese, esattamente come lo hanno fatto e continuano a fare molti altri per pura passione, e trovo sia corretto che continui così, senza che subentrino scopi di lucro, perché la valle è sempre andata avanti con il volontariato ed ipotetici sovvenzionamenti penso vadano dati comunque sempre ai locali.  

lunedì 15 febbraio 2016

Alpi Feltrine 3.12.89 Torre Lucia via nuova

Aperta fuori stagione,in fretta e furia,rincorrendo un sogno che temevamo ci rubassero...
E' una via bella su roccia compatta e in una torre suggestiva.
L'apertura in inverno oltre alla fatica ci ha regalato momenti indimenticabili in  un ambiente da favola fra i più belli delle Alpi Feltrine...


Roberto Calabretto di 56 anni è un sognatore
delle crode ancora in attività. Oltre a centinaia di
ripetizioni di vie classiche in tutto l'arco alpino,
conta una trentina di vie nuove, numerose invernali
e alcune solitarie prestigiose, di cui la via Paolo VI
in Tofana e la prima solitaria invernale della via del
pilastro grigio sul Mulàz.




sabato 16 gennaio 2016

2001...Cima della Busazza prima invernale della "Cozzolino"

Per gli appassionati di alpinismo, le Dolomiti d'inverno diventano un magico terreno di gioco per soddisfare la propria sete d'avventura... le cime come d' incanto si trasformano, ammantate da una coltre bianca che le fa apparire  più grandi e  irraggiungibili. Ogni pendio e ogni canale sembrano infiniti, bisogna arrancare per ore sotto il peso di un enorme zaino per venirne a capo. Su camini e fessure, facili d'estate, si va su goffamente con gli scarponi, cercando di farsi strada fra un muro di neve, ogni appiglio va ripulito e le mani intirizzite richiedono frequenti pause. Il gelo prevale su ogni cosa e la luce intensa si fa velocemente obliqua costringendo ad affrettarsi per trovare un buon posto da bivacco...

 


 




domenica 20 dicembre 2015

SCHIEVENIN D'inverno sulle " Colombane"...

Può essere che la roccia faccia un po' schifo, che ci sia qualche blocco in bilico, ma basta non essere schizzinosi e ogni tiro diventa non male.
Sulle vie più dure sicuramente la roccia è più sana, si va su per trentacinque metri in un ambiente d'incanto immerso nel cuore più intimo della valle...
La pace è assicurata in questa oasi selvaggia dove il sole accarezza  i pendii e le rocce già dalle sette e mezza del mattino. Difficile che arrivi qualcuno, i soli trenta minuti di avvicinamento sono un buon deterrente e i pochi arrampicatori che si vedono sono schivi e solitari e non amano le pareti alla moda e sovraffollate ... E quando il sole sfuma fra le pieghe della valle, poco dopo le tredici, può a volte scapparci una buona grigliata a concludere in allegria una giornata d'arrampicata, con "an bottiglion de vin moro" e per finire "na feta de salado"...