sabato 27 agosto 2016

Rocchetta Alta di Bosconero Via KCF... 21 anni dopo

Un emozione grandissima, ripetere una via percorsa vent'anni fa da solo e d'inverno. Delle classiche della Rocchetta è sicuramente la più maschia, poco chiodata e con roccia non sempre al top.La prima parte se è umida è da fare con le pinze. Sulla seconda lunghezza il passaggio in placca è bello tosto, mentre lo strapiombo in traversata dopo il diedro giallo non è poi così duro se preso più a destra. Bello il tiro successivo con il traverso sotto il tetto da fare di cattiveria, stupenda anche la placca finale. Grande via...











lunedì 15 agosto 2016

CIMA DELLA MINIERA Via Didonc

Le Alpi Carniche sanno essere dolci e amare allo stesso tempo. Il suoi ampi pascoli che si abbarbicano fin sotto le crode e le sue cime  rotonde, ingannano gli alpinisti, che estasiati dall' ambiente,  pregustano un' arrampicata rilassata su  placche compatte e rocce  appoggiate. Il più delle volte però è tutto liscio, non c'è ombra di tacca e bisogna contorcersi su fessure svasate, e con sforzi immani aggrapparsi a qualche ciuffo d'erba. Anche i gradi dei  "local" sono tremendi...una sofferenza.. ma poi chi conquista la cima è appagato da un belvedere unico e solare.






domenica 31 luglio 2016

SCHIEVENIN ...palestra ineasuribile

Schievenin è un sito anomalo, infatti non prevale ancora una mentalità moderna dedita all’arrampicata sportiva, bensì è molto radicata una volontà esplorativa in cui alcuni personaggi, si dedicano con passione quasi maniacale, all’esplorazione di ogni anfratto, di ogni roccia e ogni parte di parete, anche se interrata o invasa dalla vegetazione . Alcune volte ne escono settori o vie insensate, sporche o su roccia malsana, attrezzate con ferraglia fatta in casa che in breve tempo vanno nel dimenticatoio. Ma altre volte bisogna ammettere che la passione, e qui ce n’è davvero tanta , scava perle nascoste, e quelle vie o quel settore, chi l’avrebbe mai detto diventano pareti classiche iper frequentate, vie stra ripetute e provate un po’ da tutti. Si tratta per lo più di itinerari su gradi “antichi”, a volte si parla ancora di IV come in nessun’altra falesia moderna, ma tra un tiro e l’altro scappa anche qualche vietta estrema in placche lisce o su strapiombi inaspettati.

Il settore Gran Canyon ormai dimenticato e in disuso è stato completamente restaurato e arricchito di numerose vie nuove a opera del inesauribile Bepi , buona parte del lavoro è stato fatto da Paolo Piaia e ormai che c'ero qualche vietta l'ho fatta anch'io...ci sono delle vie stupende di sesto grado su placche a buchi, qualche nuovo tiretto duro... adesso manca solo il periodo asciutto... il prossimo anno ...forse

domenica 10 luglio 2016

BOSCONERO Rocchetta+Rocchetta e ancora Rocchetta...

...gentilmente Monica ci sistema nella costruzione attigua al rifugio così che possiamo stare soli e riposarci a dovere. Il Giampi mi rassicura che lui non russa...ma dopo soli tre secondi sprofonda in un sonno totale  ruggendo come un leone, sono quindi costretto a trascinarmi il materasso fuori e passare la notte sotto le stelle.....al mattino, alle prime luci dell'alba, attacchiamo lo "Strobel"... non c'è storia: tre ore e mezza zoccolo compreso... siamo allibiti.. ogni dubbio è tolto giù di corsa per la "Dorotei Masucci"!  La via è meno continua della precedente,  ma più lunga e decisamente più sprottetta. Il primo tiro sullo strapiombo ci fa sbuffare,  ma poi riprendiamo il ritmo ed in quattro ore e venti siamo fuori per la seconda volta!!  La stanchezza però comincia a farsi sentire tanto che le nostre frasi, le cantilene ironiche che solitamente ci ripetiamo, cominciano ad affievolirsi......prendiamo la discesa con più prudenza e alle tre e mezza siamo sotto alla "Navasa".   Ci concediamo una pausa più lunga insieme agli amici  che oggi son qui e ci hanno sostenuto con lo sguardo e con qualche piccolo aiuto....con due tre barrette ed una "red bul" in corpo attacchiamo i primi due tiri come razzi... poi lo sfinimento ci rallenta di brutto, sono chiaramente stanco e sbaglio anche un tiro... sul diedro giallo mi trascino goffamente e sul traverso marcio un tremito mi assale...Dopo quattro ore e mezza ci stravacchiamo sulla cengia dove termina la via, giusto in tempo per affrontare la discesa con la luce crepuscolare del tramonto...una giornata intensa volge al termine, stanchi ma soddisfatti!!






mercoledì 29 giugno 2016

BRAVI E NON BRAVI...


 Bravi  per me coloro che si adoperano con trapano e spit ad aprire vie su falesie o bastionate a più tiri, sia dal basso che dall'alto,  poco cambia... è comunque un attività da carpentiere che piace fare anche a me. Bravi quelli che le liberano, e ancor di più chi le  supera "on sight". Bravi perchè sviluppano sempre di più il terreno di gioco per un arrampicata sportiva  in crescita. Meno bravi invece,  quelli che con il trapano invadono pareti di cime vere e proprie siano esse sulle alpi o sulle dolomiti,con tante certezze e nessun limite, togliendo spazio all'avventura e a un alpinismo onesto fatto di rischi, di rinunce, di vera arrampicata libera, dove è ancora possibile sognare di tentare l'impossibile...


giovedì 12 maggio 2016

Campanile della Besausega...MI PIACE...


....Ben presto ci trovammo a scalare e dopo un primo tiro eravamo sotto l’enorme strapiombo, più in basso Ilio appoggiato con la schiena ad un masso ci osservava con al suo fianco il binocolo per dirigerci come un vero maestro d’orchestra. Lo stupore nel guardare in su era palpabile, il grosso ammasso roccioso sopra alle nostre teste era fortemente gitante e friabile, l’unica cosa che poteva incoraggiarci un po’ era una corda fina e secca passata dentro a chiodi che il buon Mass aveva infisso per la progressione in artificiale, forse l’aveva lasciata per facilitarne la risalita per i suoi successivi tentativi. Nonostante la corda e le numerose protezioni, il tiro risultò mostruoso per impegno e arditezza e Ale ne arrivò a capo con notevole fatica e abilità nonostante i quattro chiodi che gli rimasero in mano. Nel percorrere quel tiro non potei non constatare la certosina chiodatura fatta di chiodi di varia misura, di cordini e dadi incastrati e legati tra loro, il tutto molto, ma molto, aleatorio…..bravo Ale! Non con pochi patemi raggiunsi il mio compagno di cordata, lì ad aspettarmi, oltre a lui, c’era un po’ di materiale che il Mass aveva lasciato di proposito e in quel momento sentii una stretta al cuore.
Ora la parete era meno strapiombante, al di sopra dei nostri sguardi si innalzava un muro giallo e compatto, segnato appena sopra la nostra sosta da un’esile fessura chiusa ben presto da un rigonfiamento roccioso, poi solo lisce placconate gialle. Dopo il superamento abbastanza agevole della fessurina, ci trovammo su un tratto di roccia di difficile chiodatura e la nostra arrampicata ora libera – mista artificiale subì uno stop. Tutti i tentativi per avanzare e piantare un buon chiodo sembravano vani, il tempo passava velocemente e lo sconforto era sempre più forte tanto da pensare alla ritirata. Dopo ripetuti tentativi, Ale provò a piantare un chiodo dentro ad un buco all’apparenza cieco tanto che fino ad allora non l’aveva nemmeno preso in considerazione e, sorpresa delle sorprese, il chiodo entrò quasi del tutto. Ora l’entusiasmo era di nuovo buono perché ora altri due metri erano stati vinti, perché ora si poteva osare anche qualcosa di più! Oramai si era fatto tardo pomeriggio e dopo un po’ di peripezie varie, il muro giallo era finalmente nostro e da sotto della parete llio urlava entusiasta “L’è fatta l’è fatta ora la via!”.
Era tardi e in un giorno eravamo riusciti ad aprire solamente una lunghezza di corda oltre a ripetere le altre due ma eravamo felici perché ora c’era solo da attraversare verso destra senza apparenti difficoltà sino al nostro desiderato virgolone di roccia grigia.
Era domenica e il giorno successivo il lavoro incombeva puntuale quindi ci calammo lasciando su le corde per una rapida risalita per la volta successiva. Stanchi ma soddisfatti rientrammo in valle accompagnati sempre dal nostro tutor.
10/10/2010 dopo un pessimo e umido bivacco trascorso sotto allo zoccolo del Campanile e una risalita in jumar ci trovammo di buon mattino a scalare ancora sulla roccia vergine sospesi nel vuoto sopra il boral della Bezausega. Ora l’arrampicata era più fluida alternando passi difficili a lunghezze di corda più scorrevoli, con a tratti roccia un po’ friabile e a tratti lunghezze con croda come il marmo. Tutto questo fino sopra la cima, dove verso sera forte suonammo la campana a liberazione della nostra infinita gioia. Gioia di essere in vetta, gioia di aver ripreso le orme di un mito come il Mass, gioia di esser là con Ale, che ha saputo con l’abilità che lo contraddistingue colmare il mio non ottimale stato di forma, gioia di esser là con Ilio…perché, anche se non c’era fisicamente, per me quel sogno è stato realizzabile anche per il suo impegno e la sua vicinanza, è come se fossimo stati in tre in parete. Gioia di essere in un luogo dove gli alpinisti si sentono tali, dove la discesa lunga e faticosa può essere resa lieta dall’incontro di un amico con le birre in mano, dove un forte abbraccio riesce a dire più delle parole, dove il pensiero va alla memoria di quel formidabile alpinista di nome Lorenzo Massarotto.

Lucio Faccin classe 1972 istruttore del CAI Montebelluna, alpinista da "vione", nel suo curriculum centinaia di ripetizioni su  grandi pareti di cui: Diedro Casarotto e Casarotto De Donà sul Spiz di Lagunaz. Martini, Philip Flamm, Gunther Messner in Civetta. Martini,Strobel Navasa.KGF, in Bosconero. Ideale e Ezio Polo in Marmolada...e un infinità di altre...da ricordare El Cianton prima invernale sulla terza Torre di Sella... Spigolo Agner invernale...




sabato 23 aprile 2016

SASSO DI CALEDA 1989 Via Diretta

Da bocie, pieni di sogni e assetati di avventura, nulla ci poteva fermare. Con Franco Benincà simpatico fortone sempre con la battuta in bocca mi avventurai sugli strapiombi gialli del Sasso di Càleda. Armati di chiodi corde e necessario per passare la notte aprimmo una via  bivaccando per diletto sotto ad un enorme tetto che l'indomani ci impegnò per parecchie ore...