lunedì 5 giugno 2017

Tempo incerto...

Rovistando fra le scartoffie mi capita fra le mani un foglio sgualcito raffigurante in modo approssimativo uno schizzo di una parete con tracciate due vie. Ci metto un po' di tempo prima di capire che montagna sia raffigurata e le vie che la tracciano. Si tratta di una caratteristica torre addossata alle suggestive  Torri dei Garofol o di Palughet poste a ovest della Punta Cereda e da vecchie ricerche che avevo fatto credo si chiami Torre Nadia. Nel estate del 1993 con Roberto Calabretto volevamo tentare una via nuova sulla Punta Cereda, ma dopo aver raggiunto l'attacco e valutato che il tempo era incerto, ritornando verso malga Fossetta fummo attratti dal pilastro compatto della torre, e in fretta e furia, vista la brevità della parete, ci dilettammo nella presunta apertura di queste due vie. Una decina di anni più tardi, un amico incuriosito dallo schizzo che tenevo appeso in un angolo di casa ne fece una copia e andò a ripeterle raccontandomi poi di una bella arrampicata su roccia compatta in un ambiente isolato e suggestivo, ma un po' risentito avendole trovate protette da una fila di spit.  Qualche anno dopo lo stesso amico tornando a ripeterle scopre, con mio enorme piacere, che le placchette sono state rimosse... Guardo e riguardo lo schizzo, ho dei ricordi vaghi, ne sono incuriosito, le vie sono facili e brevi, ideali ad inizio stagione, credo che quest'anno andrò a ripeterle. L'avvicinamento è breve, giusto per i vecchi... mi sembra che da Malga Fossetta si prosegua per il sentiero che porta al Passo di Palughet e prima di imboccare il canalone che sale ripido al passo, si attraversi a sinistra portandosi sotto alle pareti, mezz'ora circa. Spero solo di non trovare una fila di spit...  ..................................................................................................................................................................................................................................................................................................................................



giovedì 23 marzo 2017

LA NUOVA GUIDA DI SCHIEVENIN

Si presenta con una veste più leggera, più tascabile, ma è arricchita da numerosi nuovi settori e da oltre 200 vie in più. La grafica superflua lascia spazio ad una ben più importante parziale traduzione in inglese. Fra i settori nuovi più importanti "Mitico Mas" ( dedicato a Lorenzo Massarotto), presenta un concentrato di vie toste, molte ancora da liberare. Belle per chi ha voglia di tironare anche "le Placche del Sole" risanate e completate da numerosi tiri nuovi. Per chi invece si vuol divertire sul più facile, la "Bastionata Nord", ripulita  riattrezzata e anch'essa con tante vie nuove, diventa un punto di riferimento per la stagione estiva. Poi ci sono, il Torrione delle Femene, il Gran Canyon, il Favo, il Totem e molte altre novità....








 

lunedì 6 febbraio 2017

NEVADO TOCLLARAJU una salita indimenticabile 1996

La Cordillera Blanca presenta un'infinità di cime che superano i seimila metri e raggiungerne una sembra meno complicato che in altre zone del mondo.  La gente nei paesini degli altipiani è timida e genuina, pronta ad aiutare per poco e niente.  Il clima da giugno ad agosto è perfetto; cielo terso ed un orizzonte infinito per quasi tutto il periodo. Con il fai da te si riesce a muoversi ovunque, la logistica è semplice e veloce, in un giorno di cammino si raggiungono i campi, e a parte in quelli delle vette più blasonate, che sono ovviamente affollati, si possono trovare ancora angoli speciali ed immergersi in valli e ambienti nella più totale solitudine.   Le montagne sono di una bellezza incomparabile, candide, ripide, e dalle forme più svariate, incise come diamanti dall'erosione dei venti che provengono irruenti e umidi dal pacifico.......La neve spugnosa mi fa sprofondare fino alla cinta, e l'aria rarefatta sbuffare come un mantice, dovrei smettere di fumare....l'ultimo ripido pendio è più compatto, le picche entrano al primo colpo e i ramponi mordono bene, un ultimo sforzo poi la cima, una gioia immensa....







giovedì 29 dicembre 2016

Aspettando un inverno che non arriva...

Quando arriverà la neve, brrr... mi rintanerò dentro casa, vicino al focolare. ad asciugare le mie vecchie ossa consumate... aspettando che ritorni presto la primavera e il tepore del sole a risvegliare dentro di me qualche vecchio sogno rimasto nel cassetto...











sabato 22 ottobre 2016

Il vecchio Mago

Se devo pensare all’immagine che più di tutte rappresenta per me la perfezione nell’arrampicata libera, mi viene in mente immediatamente Manolo. In tanti anni l’ho visto arrampicare sporadicamente e solo in qualche video, ma più di tutto sono state le sue immagini apparse in riviste specializzate degli anni ’80 e ’90 ad affascinarmi, immagini dove il Mago faceva scuola mostrando il suo fisico perfetto, in pose plastiche, nella più assoluta armonia con la roccia. Quelle foto sono state per me, e per tutta una generazione, il manuale migliore al quale attingere per poter esaltare la tecnica e lo stile in arrampicata. All’epoca, sognavo di incontrarlo casualmente a Schievenin e di essere toccato dalla sua bacchetta magica per poter migliorare le mie capacità, ahimè è rimasta solo una fantasia da “bocia”….. per me era quasi un personaggio da fiaba, una sorta di super-uomo in un mondo immaginario disegnato in qualche libro di fumetti, invincibile ed insuperabile…. Nel mondo reale Maurizio Zanolla è stato uno degli arrampicatori più forti al mondo, e all’ombra del suo mito sono cresciuti tutti i fortoni delle generazioni successive. È stato il primo italiano a raggiungere difficoltà di IX°, il primo ad andare oltre l’ 8a, il primo e forse l’unico in Italia a superare la difficoltà di 9a+ e alla veneranda età di 50 anni. Inoltre diverse vie di 8b liberate da lui,parecchi anni fa... sono state successivamente rivalutate in 8c, e per finire ma forse anche no, oggi alla soglia dei 60 si dimostra il persecutore realizzando il primo 8b+ trad dell’arco dolomitico. Questi sono alcuni esempi e credo non ci sia nulla da aggiungere su di lui, perciò mi lasciano perplesso le varie “accuse” mosse nei suoi riguardi da taluni che da lui hanno imparato tutto! Non me lo immagino proprio il Mago girare di nascosto per rompere le prese delle sue vie,non vedo a quale scopo... è già stato ed è ancora un eclettico ineguagliabile, non ha bisogno di dimostrare null’altro. Trovo triste che si possa pensare ad un gesto così piccolo come quello della manomissione di un itinerario da parte sua. Trovo triste che alcuni, invece di togliersi il cappello di fronte al "vecio" , trovino la loro soluzione nel dire: la via era certamente diversa per poterla scalare altrimenti sarei riuscito a realizzarla...
















mercoledì 7 settembre 2016

SCHIEVENIN Parete dell'orto via"turbe psichiche" 8c

Nel 1988, quando la provai dopo averla attrezzata, mi venne spontaneo chiamarla "turbe psichiche"... riferito al mio stato d'animo per l'incapacità di trovarne la chiave. Qualche anno più tardi Stefan Glowaz in una casuale comparsa in valle, si accanì in alcuni tentativi, senza riuscire a chiuderla, fù palese che per noi brocchi della valle non c'era speranza. La via finì nel dimenticatoio e ripresa solo negli anni recenti da qualche boulderman locale della nuova generazione, senza però esito positivo...Bisogna aspettare quasi trent'anni prima che un fortone, veramente all'altezza, venga a capo di  quell'enigmatico boulderone che combinato con i movimenti contorti del successivo tetto conduce all'agognata sosta. Andrea De Giacometti, è un bocia feltrino dal pensiero profondo e con un sorriso sincero, un arrampicatore umile, con una forza incredibile e un curriculum di vie sportive da far rabbrividire... sicuramente farà ancora qualche regalo alla Valle di Schievenin...






giovedì 1 settembre 2016

ALPI FELTRINE Pizzocco "via diretta" al Pilastro Virginia

Niente mi gratifica più del aprire una via nuova sopratutto  su di una parete vergine. Aldo De Zordi di 65 anni, storce il naso se gli si propone di andare a ripetere una via classica, ma va in estasi e dimentica i suoi numerosi acciacchi  quando gli parli di vie nuove. Ogni anno sembra essere l'ultimo per il mio compagno, ma mi sà ,che se continuo a mostragli nuove linee, è disposto a continuare fino ad ottant'anni!!  Ci danno una mano a portare il materiale due amici : Paolo e Renato.  Due esperti che come Aldo, non hanno segreti per ogni traccia o anfratto  di quelle zone. L'idea di aprire una  via su quella parete mi viene logica e spontanea trattandosi di un bel pilastro addossato alla parete ovest del Pizzocco, mai salito prima. Il secondo tiro della parete basale da' subito filo da torcere: è un diedro di roccia tutto sommato buona, un po' erboso, ma per fortuna lascia spazio a numerosi friend. Sul tiro successivo un chiodo bomba rassicura, anche se bisogna poi andare per sette otto metri trattenendo il respiro; un altro tiro più facile ma marciotto che porta sul ampio anfiteatro dove risalita una zona gradinata si arriva sotto al pilastro vero e proprio. La prima parte è subito in strapiombo poi un breve traverso porta sulle rocce nere e  compatte della parte alta dove, con un paio di lunghezze, si raggiunge l'evidente diedro grigio che conduce alla macchia di mughi sulla sommità del pilastro. Terminata la via ci lasciamo andare ad una lauta bevuta e mangiata al Bivacco Palia, decidendo di dedicare il bel pilastro a Virginia la nuova nipotina del nonno Aldo...